L’ARTE per essere se stessi

di Anna Merolle

Arrivare a conoscere se stessi è il viaggio più lontano e difficile che si possa fare. Sono molte le vie per giungere all’esplorazione interiore. Si narra una storia assai carina sulla verità dell’uomo e sui luoghi più reconditi in cui cercarla.

Narra la leggenda che quando gli dei crearono la razza umana discussero a lungo sul luogo in cui mettere le risposte alla vita, così da costringere gli umani a cercarle.

Un dio propose: -mettiamo le risposte in cima alla montagna. Non andranno a cercarle lassù –

-No- risposero gli altri -Le troverebbero subito-

Un altro dio propose: – Mettiamole al centro della terra. Non andranno mai a cercarle laggiù-

 -No- risposero gli altri -Le troverebbero subito-

 Poi parlò un altro : – Mettiamole in fondo al mare . Non andranno a cercarle laggiù-

 – No- risposero gli altri – Le troverebbero subito-

Cadde il silenzio…Poco dopo un altro dio parlò: – Potremmo mettere le risposte alla vita dentro di loro. Non andranno mai a cercarle laggiù – E così fecero.

(Tratto dal Mondo dei Sogni di Marie von Franz)

 

L’arte è una delle vie elettive alla scoperta di sé e alla cura. Per abbracciare lo spirito artistico senza avvilirci bisogna concentrarsi sul processo creativo anziché sul prodotto finale. Infatti, un pioniere davanti alla terra di conquista non si spaventa per la sua vastità: comincia a percorrerla.

 

Il processo dell’arte è il veicolo attraverso il quale prendiamo contatto con le nostre emozioni. Disegnare, ballare, suonare, scrivere, scolpire e così via sono tutte espressioni che ci obbligano a stare in contatto con il sentire emotivo.
Quante volte, sotto l’effetto di una forte emozione, ci ritroviamo inaspettatamente a creare un disegno o un origami dal semplice gesto di scarabocchiare o di giocherellare con un foglio?

 

Nel libro Il filo di Anna (ed. Intermedia), tra le varie storie di lotta al disagio interiore, si racconta la storia di Beatrice e del suo senso d’inadeguatezza. Per la vergogna ha sempre tentato di essere invisibile, di passare inosservata e addirittura sparire. A piccoli passi si è permessa di risvegliare il suo archetipo guida, il fanciullino creativo affidandosi a lui.

 

Per Beatrice disegnare significa ricongiungersi a se stessa, riuscire a contattare le parti che la fanno sentire completa, piena e finalmente in equilibrio. La sensazione da lei riportata è di appagamento, come respirare a pieni polmoni l’aria fresca e pulita del mare d’inverno. Questo esperire nasce durante la fase del disegno ma riecheggia nel riguardarlo tempo dopo.
Anche nel musical Billy  Elliot, il protagonista esprime con veemenza le emozioni che gli giungono improvvisamente nel ballare. E dice: (…) È un sentimento che non puoi controllare, immagino sia come dimenticare, scordandoti chi sei. Allo stesso tempo qualcosa che ti rende completo (…)  Un po’ come essere arrabbiati, e un po’ come essere spaventati, confusi e del tutto disorientati. (…)  È come quando hai pianto, sei vuoto e sei pieno (…) E sono libero, elettricità, scintille dentro di me e sono libero.

L’arte diviene il graffio che apportiamo con la nostra anima alla vita.

Tutti I bambini sono degli artisti nati;

il difficile sta nel fatto di restarlo da grandi. (Pablo Picasso)

 

Avere un canale sempre aperto con la nostra creatività e con la nostra vena artistica ci permette di ricorrere a delle forze inconsce di energia e potenza, importanti con la nostra vita adulta.

 

La resilienza e il problem-solving sono processi e abilità alimentati dalla forza creativa.

 

Quest’ultima risiede in un nostro archetipo d’identità: il fanciullo interiore. Accade spesso come in Beatrice che sia fuori gioco perché in sofferenza per ferite personali e familiari o anche per le alte richieste di prestazione sociali e affettive. Uno scollamento da esso ci allontana dalla potenza rigenerante della fantasia e dell’immaginazione. Oggi il fenomeno in crescita dei meeting del fumetto e dell’animazione sono la testimonianza dell’esigenza adulta di trovare un luogo e un mezzo artistico di gioco per tenere sveglio e attivo quest’archetipo.

 

 

Il risveglio del fanciullino lo ritroviamo nel testo Il piccolo principe di Antoine De Saint- Exupéry, che definirei un manuale di psicologia, quando l’aviatore in panne nel deserto viene salvato dal piccolo principe vestito da Napoleone. È lo stress alla sopravvivenza a spingere il protagonista ad appellarsi alla forza guida del suo bambino artista. Il disegno e l’immaginazione sono stati gli alleati utili all’aviatore per scoprire questa parte viva di sé collegata all’energia vitale. L’archetipo del fanciullo rappresenta l’impulso all’ autorealizzazione e contiene in sé il potere salvifico verso l’integrazione e l’equilibrio. È un anelito alla voglia di vivere e gioire. Liberarlo da ferite e mortificazioni significa ridarci alla vita.
Bastano delle matite e un foglio bianco per fare ogni volta un nuovo viaggio nella parte luminosa di se stessi.

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